Il libro “La congiura lituana”: una vasta serie di falsità, storiche e politiche
Il 13 di ottobre nel capoluogo lombardo sarà presentato il libro di Galina Sapozvnikova “La congiura lituana. Come uccisero l’URSS e cosa accadde a chi tentò di salvarla”. Pubblichiamo una revisione del libro, presentata da Sezione Baltic Studies, Università degli Studi di Milano.
Il libro La congiura lituana (Teti, Roma 2016) contiene una vasta serie di falsità, storiche e politiche. Costruito su interviste, mira a far passare opinioni per fatti, al fine di disorientare e disinformare l’opinione pubblica con tesi cospiratorie senza fondamento e di discreditare la Lituania e i Lituani. Si basa su due tesi, ugualmente false.
La prima è che l’Unione Sovietica sarebbe stata fatta collassare da un progetto occidentale, americano e euro-occidentale, di “rivoluzioni colorate” a catena - fino a quella recente di Kiev - con un primo anello in Lituania nel 1991. I tragici fatti di Vilnius del gennaio 1991 e la repressione violenta di coloro che cercarono di difendere in Lituania la riconquistata Indipendenza, dichiarata l’11 gennaio 1990 – persone inermi e disarmate riunitesi attorno al Parlamento e alla torre della televisione spontaneamente e in rifiuto all’ultimatum di Gorbaciov - vengono presentati come marionette di un progetto straniero, caduti per mano dei loro stessi connazionali. Questa tesi è molto vecchia ed era già stata divulgata dalla dirigenza sovietica di quell’epoca, nonché dai servizi segreti. Le responsabilità di quelle repressioni e come avvennero quei fatti, è noto agli storici e ai ricercatori da tempo. I cittadini lituani vennero travolti dai carri armati sovietici, che di certo non guidavano loro. Inoltre, si possono attribuire agli Americani molti meriti, ma quello di aver progettato quella rivoluzione per l’Indipendenza è un onore troppo grande. Il Presidente Bush (padre) ha cercato a lungo di far desistere i Lituani dal perseguire l’Indipendenza, che gli Stati Uniti hanno riconosciuto solo dopo il fallimento del colpo di stato a Mosca (21 agosto 1991). L’unico Paese che riconobbe subito la Lituania indipendente fu l’Islanda (feb. 1991). Il libro dà poi un’immagine falsa, già utilizzata in pseudo-documentari di propaganda del Cremlino (2013), di come i Russi vedessero l’Indipendenza lituana. Non solo l’appoggiarono contro il potere sovietico (nelle manifestazioni a Mosca spesso c’era la bandiera lituana), ma il gennaio 1991 fu di esempio per loro sulle barricate a Mosca e Leningrado contro il colpo di stato dell’agosto 1991. La Repubblica Russa aveva riconosciuto le violazioni staliniane del diritto internazionale che portarono con il Patto Ribbentrop-Molotov (1939) alla soppressione dell’Indipendenza della Lituania. Il referendum sul mantenimento dell’Unione (1991), utilizzato dall’Autrice per screditare il governo lituano di allora, fu una farsa anche in Russia, stando alle testimonianze di tanti Russi. I Lituani hanno fortemente voluto l’Indipendenza, dopo cinquant’anni di inaudite violenze, deportazioni (soprattutto di bambini, donne incinte e anziani) nei campi artici della morte, massacri di massa, fame in tempo di pace, devastazione economica ed ecologica, distruzione del loro Paese. Sotto il dominio sovietico la Lituania ha perso un terzo della sua popolazione, subito immani devastazioni del proprio patrimonio artistico e culturale (perfino con roghi di libri, in perfetto stile nazista).
La seconda tesi accusa la Lituania di aver perseguitato chi, allora cittadino sovietico, partecipò a quelle repressioni. È falso: nessuno ha mai pagato per i crimini del regime staliniano e sovietico commessi in Lituania fra il 1940-41 e il 1944-1991, a differenza di quanto accaduto dopo la fine di altri regimi totalitari. Inoltre, Amnesty International, Associazione indipendente, non ha mai citato il caso della Lituania quale Paese dedito alla violazione dei diritti umani. Questo libro appartiene al genere delle pubblicazioni propagandistiche, basate su pure falsità storiche, utilizzate per condurre una guerra dell’informazione.
Sezione Baltic Studies, Università degli Studi di Milano